Sono arrivata alla conclusione che sono drogata anch'io.
Non riesco a fare a meno degli ormoni e continuo a fare di tutto per produrli il più possibile,.
Giostre mozzafiato, film dell'orrore, innamorarsi follemente ogni giorno che ci si alza.
Non posso farne a meno.
:-Shoruel! Shoruel!-
inutile, la mattina mi bastava davvero poco e m'incantavo. Come un disco che torna sempre sulla stessa nota io mi bloccavo davanti alle tende illuminate dal sole mattutino della cucina e smettevo di rispondere o dar segni di essere in contatto col mondo.
C'era solo calma, silenzio e un candorecosì voluttuoso che una tale sensazione di luminosità non l'ho più riprovata in vita mia.
:-Shoruel!-
Di soprassalto mi riscuotevo, ancora persa in quel bianco abbacinante
:-Che c'è?- chiedevo
:-Ma che ti è preso ti eri incantata?-
Si, mi ero incanta, era così, stregata dalla luce come una falena dal fuoco, il mio corpo era lì, ma io ero a fare quattro passi fra le nuvole.
Passeggiavano a distanza, il che significava che passeggiavano ai due bordi opposti del marciapiede e che in mezzo a loro sarebbe potuto passare un bambino in bicicletta. Urtandoli, beninteso!
Non si parlavano. E mangiavano un gelato con aria concentrata, come se da ogni singola leccata dovesse dipendere il destino del mondo.
Chi li avesse visti in quel momento avrebbe pensato a due persone costrette a trascorrere del tempo insieme, non a due che progettavano da mesi quell'incontro, poi ad un tratto tutto cambiò.
Fu la pioggia.
Iniziò a piovere, un acquazzone improvviso di fine estate. Prima furono singoli goccioloni che si schiantano a terra quasi esplodendo e di cui sei in grado di seguire perfettamente la traiettoria, dopo pochi secondi fu un vero e proprio rovescio, come se gli angeli avessero iniziato a giocare a gavettoni incuranti dei danni in terra.
Corsero veloci fin sotto un portico, completamente bagnati, il gelato ormai immangiabile che si afflosciava sul cornetto zuppo.
Fu lei la prima a rompere quell'atmosfera surreale ridendo.
Un riso cristallino, incerto prima quasi convulso poi.
Finirono abbracciati, finirono a baciarsi: nessuno avrebbe mai immaginato che fino a pochi minuti prima potessero apparire come perfetti estranei.
Lei lo attendeva tutte le notti.
L'avevano promessa in moglie a un bel ragazzo di buona famiglia, era un avvocato o qualcosa del genere, gentile, educato, ricco. Ma lei non lo amava, lei amava solo lui, ma non si sarebbero mai potuti avere.
Quando era bambina sua madre, a seguito di quel che agli occhi di tutti era inequivocabilmente un maleficio, perse il latte e fu così che la madre di lui la allattò.
Erano nati lo stesso giorno, erano vicini di casa, erano anche fratelli di latte e questo rendeva incestuoso ogni tipo di rapporto che avrebbero potuto avere.
La cosa in sé agli inizi aveva avuto dei vantaggi: avvano potuto giocare insieme lungamente: in fondo erano fratello e sorella, ma quando crescendo si scoprirono innamorati tutto si complicò...
:-Domani mi sposeranno-
gli disse con le lacrime agli occhi.
Lui lo sapeva, da tempo ormai, ma il dolore e la disperazione che lo colsero in quel momento lo sopraffecero al punto da togliergli la parola.
:-Ti amo!-
continuò lei
:-Non temere-, aggiunse lui infelice, -io ti ritroverò e ti avrò: dovessi metterci 1000 vite!-