Blog rosso in solidarietĂ  ai monaci in Birmania




sabato, 30 giugno 2007
Shhh...



Silenzio...



Ascolta



Quella che sto per narrare non è una storia come un'altra, quella che sto per narrare è una storia che mi fu narrata dalla maga delle storie, la quale, mi disse, l'aveva appresa dalla scintilla da cui nacquero tutte le storie, quella scintilla che talvota si può vedere brillare negli occhi dei bambini quando supplicanti chiedono un'altra fiaba.

C'era una volta, in un tempo non troppo lontano, una ragazza che viveva non troppo distante dal fiume, il pomeriggio amava prendere la sua bicicletta e, sfidando caldo e asfalto, andava sin sopra l'argine del fiume, ascoltava il mormorio delle acque, assaporava la brezza sul viso, si lasciava abbagliare del bianco pietrisco che lo ricopriva e portando la bici a mano camminava e camminava, fino a quando le sue gambe non erano sporche di polevere e pulite di sudore, fino a quando il suo viso non era incorniciato dai capelli che le si appiccicavano alla fronte e sulle guance, solo allora si fermava; e danzava.
Questa ragazza si chiamava Salomé e sulle rive del fiume danzava con una grazia impareggiabile.
Un giorno passava da quelle parti un potente signore e la vide danzare, se ne invaghì e decise di averla per sé, acquistò quindi preziosi regali e la volle nel suo letto, Salomé ormai corrotta trovava unica via di fuga nella danza e di giorno in giorno la sua danza si faceva più sensuale e travolgente, e Salomé più disperata e affascinante.
Il potente signore non amava Salomé, ma la sua danza accendeva tutti i suoi sensi e così la teneva con sé, come compagna insostituibile e ogni notte nel suo letto Salomé perdeva un altro pezzo di sé.
Un giorno il suo padrone tornò a casa con un ragazzino dagli occhi del colore delle notti senza luna, tornò a casa con questo ragazzino e disse a Salomé che era loro ospite, poi lo chiuse in camera da letto e non lo faceva uscire da li se non per mangiare.
Gli occhi del ragazzino giorno dopo giorno si facevano più tristi, ma non perdevano la loro limpidezza e Salomé che specchiandosi vedeva i suoi occhi appannati si chiedeva come facesse il ragazzino, così, un caldo pomeriggio, mentre il loro padrone era fuori casa lei si sedette appoggiando le schiena alla porta dov'era rinchiuso il ragazzino e lo chiamò.
Parlarono a lungo quel pomeriggio Salomé e il ragazzino e parlarono a lungo anche il giorno dopo; e il giorno dopo ancora.
Divennerò amici Salomé e il ragazzino, e il ragazzino un po' per volta iniziò ad aprire gli occhi a Salomé e a dirle di fuggire.
Infatti, sebbene fossero prigionieri entrambi, lei aveva più libertà di movimento.
:-Scappa-,  le diceva il ragazzino, -o ti perderai del tutto-.
Ma Salomé non scappava, non correva dalla polizia a denunciare il rapimento del ragazzino, non si allontanava dal luogo della sua perdizione troppo abituata agli agi che il potente padrone era solito concederle.
Un giorno il ragazzino parlando con Salomé le disse ciò che le già sapeva: le descrisse gli abusi a cui era sottoposto, le descrisse gli abusi a cui lei stessa era sottoposta, le disse come la sua anima stava morendo e le disse che la colpa di questo era anche di lei, di lei che non voleva vedere.
Salomé si arrabbiò molto col ragazzino, perché non c'è nulla di peggio del venir messi dinnanzi alla realtà quando non vogliamo vederla.
Quella notte Salomé, vestita di drappi semitrasparenti e monili tintinnanti fu la più abile delle amanti, danzò sul ventre del suo padrone come mai aveva osato, leccò, baciò, carezzò come mai nessuna donna aveva fatto ne potrà fare e si concesse in ogni  forma che l'umano perversione può escogitare, al termine di tutto ciò chiese al padrone di sbarazzarsi dell'odioso bambino e lui acconsentì, a malincuore, ma acconsentì.
Il giorno dopo il bambino venne portato via e Salomé fu felice, ma la sua felicità era destinata a non vedere l'indomani. Quando sopraggiunse la sera e Salomé vide al telegiornale la foto di Giovanni, quando sentì che il suo cadavere di dodicenne era stato trovato decapitato lungo il fiume, lei non poté resistere e s'impiccò.

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categoria:racconti


venerdì, 29 giugno 2007
Doverosa premessa messa in ritardo:
Quanto segue rappresenta un giorno della mia vita in cui ho desiderato morire ma non sono morta. In quel giorno io non ho fatto nessuna azione che mi potesse far morire, un angelo mi ha donato una sorta di visione: questa:



Ricordo quando decisi di morire.

Salii in piedi sul davanzale e guardai sconsolata il suolo ad appena 5 metri da me
da questa altezza non si muore, mi dissi
lo sapevo perché da bambino mio fratello era caduto giù dall'albero e non s'era fatto nulla.
Da quest'altezza non si muore cacchio!
E poi saltai, un balzo nel vuoto, un volo, il mio volo.

Chiusi gli occhi, allargai le braccia, le ginocchia leggermente flesse, e poi un salto unendo le braccia
che più che un salto pareva un tuffo
un salto nell'assordante cicaleccio estivo, nell'ostentato mutismo del resto del mondo, vinto dal caldo.

Il caldo assurdo svanì con l'aria che a contatto della mia pelle vibrava, la luce si espanse oltre i confini delle mie palpebre

inarcai la schiena, alzai la testa e volai

Ricordo quando decisi di morire
e un angelo mi fece volare
mi afferrò sotto le ascelle e mi fece virare verso quell'azzurro intenso che solo il cielo d'estate ha.
Rideva il mio angelo, aveva biondi capelli dritti e fini, tagliati corti, aveva occhi color nocciola e il sorriso più bello del mondo
accostò il viso al mio, la sua guancia alla mia, la sua bocca cantò qualcosa, non ricordo le parole
ma tu vivrai, mi disse, ed io vivrò con te; disse così, disse che l'estate era ancora lunga
che per me non sarbbe giunto l'autunno, mai

Ricordo lo schianto col terreno, a faccia in giu,
ricordo il dolore
le urla di mia madre
io che mi tiro in ginocchio a fatica
le orecchie che mi ronzano
i vestiti sporchi di terra
e nemmeno un graffio

Si urlò al miracolo
si accesero ceri
si fecero preghiere
e il mio angelo mi sorrideva da dietro la nebbia d'incenso
reso opaco ormai dalla vita che fluiva in me
tu vivrai e io vivrò con te
diceva quel sorriso
quegli occhi nocciola
quella bocca sottile
e le orecchie così piene di pieghe
così pronte ad ascoltare
ogni mio sussurro;
e la mia bocca che si scopriva muta dinnanzi a lui
postato da: Shoruel alle ore 10:26 | Permalink | commenti (9)
categoria:sogni, frammenti, si sono io, prosa danzante


giovedì, 28 giugno 2007
Ragazzi: ho scoperto i mandala!!!
Il mandala è una figura circolare che i monaci zen realizzano con infinita pazienza spargendo in terra fili di sabbia colorata. Non so per loro cosa rappresenti, io li avevo sempre apprezzati perché li trovavo belli, anzi, bellissimi e fin qui ci siamo.
Se non che ieri avevo dato due esami ed erano andati bene entrambi, così ho deciso che dovevo farmi un regalo, sono entrata in libreria e ho visto il libro dei mandala per bambini, incuriosita l'ho aperto e ho scoperto che colorare mandala pare essere un ottimo metodo per raggiugnere un buon grado di rilassamento e concentrazione, interessante, ma sia mai che io mi metta a colorare cerchi di frutta, api o mucchine!
Sto per allontanarmi quando vedo il libro dei mandala celtici con dentro tanto di istruzioni per realizzarli. Lo prendo in mano e vedo che quegli intrecci sono davvero belli, così mi dico: -Che diamine: non dovevo farmi un regalo?- e lo aggiungo all'inevitabile pila di libri che mi si forma in mano quando entro in libreria, quindi penso che tutto sommato i soldi potrebbero non bastarmi se continuo a restare li dentro e mi avvio alla cassa.
Quando arrivo a casa mi sono dimenticata di quel libro, tutta intenta a leggerne un altro, ma a sera disfando lo zaino lo vedo e decido che tutto sommato posso anche provare a sfogliarlo.
Sono morta di sonno, le parole mi si impastano in bocca quando parlo, ma il libro mi attrae e mi dico che rimandare il sonno per 10 minuti non è un reato.

Un quarto d'ora dopo sto ricalcando un manadala (perché col cazzo che c'ho voglia di tirar fuori riga e compasso per realizzarmelo da me), dopo un'ora lo sto finendo di colorare (non colla sabbia, ma coi pastelli, io mica sono un monaco zen!) e sono perfettamente lucida, concentrata, rilassata.
Giuro: è la cosa più bella che mi potesse capitare, altro che yoga! Per rilassarsi basta colorare mandala! Ti apre la mente! Dulcis in fundo mi sono letta una massima zen e mi sono messa a nanna e sarà che la notte scorsa ho dormito 3 ore in tutto, ma questa mattina mi sono svegliata e mi sentivo rinata!


mandala


martedì, 26 giugno 2007
Ovvero: cosa succederebbe se il mio SuperIo non si frapponesse fra cervello e parola

Incontro una signora che non vedo da molto tempo
:-Shoruel, ma che bello, come ti vedo bene, come sei ingrassata-
Io sorridendo
:-Davvero?

Signora
:-Certo, ora non sei più magra come da ragazzina!

Io
:-Ne sono davvero felice, sa è da quando sono adolescente che miro ad essere grassa come lei-

sorrido...



martedì, 26 giugno 2007
Ovvero: si può essere sexy anche uscendo da sto cazzo di non-corpo che ci impone la nostra società malata come modello.
Riflessioni di Shoruel ed Esis su un testo di Paola Manuzzi


Premetto: so che esistono persone che indossano la taglia 40 perché minute di costituzione, qui io non mi riferisco a loro e ai loro corpi, di certo quelle persone saranno sexy indossando una 40 perché la 40 è la loro taglia, io qui parlo a tutte quelle che non porterebbero la taglia 40 ma fanno di tutto per entrarci per rispettare i canoni estetici malati dell'odierna società occidentale.

Perché scagliarsi contro la nostra società?
Perché non si può tendere all'infinito alla gioventudine e alla femminilitudine, perché io sono il mio corpo e non lo voglio torturare, io lo voglio amare, lo voglio amare così com'è.

Perché io la 40 non l'ho mai indossata, pur essendo stata magrissima e non indossare la 40 una volta era normale, adesso fa sentire grasse e brutte, adesso che l'ipermagrazza si è imposta a noi in modo aggressivo.
Siamo addestrate sin da bambine a guardare a modelli irraggiungibili, di una magrezza estrema, che evoca morte, non solo per il richiamo all'anoressia, ma anche per la messa in evidenza di uno scheletro che ricorda l'Africa, la fame, la povertà; una magrezza fatta di sensi di colpa davanti a un gelato mangiato con le amiche, sensi di colpa che ci impediscono di cenare; una magrezza che ci dice: non puoi essere sexy se non sei come Barbie, se non sei come le Bratz (modello antipatico e pronto alla prostituzione della cugina Barbie), non puoi essere sexy se non sei come le modelle/attrici/veline magre, ma con 2 tette abnormi (e passi che con la chirurgia estetica si fa di tutto, ma la maggior parte delle persone non li sa i miracoli di un buon trucco, di una buona inquadratura, di un buon uso di Photoshop...).

Io li odio quei corpi vuoti, non corpi, pubblicizzati come perfetti, ambiti come perfetti, ma che in relatà sono tutto meno che perfetti.
Quelli pubblicizzati sono non corpi, non espressione di chi li abita, non concreti, pronti a rompersi, inutili e inutilizzabili che secondo me non riescono nemmeno a dare piacere a chi li abita, perché mentre si mangerà si penserà ale calorie e anche mentre si farà l'amore si avvertirà il fatto che non si è raggiunta la perfezione.

Ci si strappano i capelli e lacerano le vesti ogni volta che si parla di anoressia, ma guardatevi attorno, guardate le pubblicità che ci vengono proposte, quelle sono i modelli che subdolamente si insinuano nella mente nostra e nella mente delle giovanissime!

Liberiamoci da questa schivitù, urliamo basta a chi ci dice che non si può essere sexy senza indossare la 40, io mi sento sexy, io sono sexy, non per tutti gli uomini forse, ma per alcuni lo sono e tanto mi basta e fanculo la 40, io porto la 44 a volte anche la 46 ma sono bella perché mi piaccio, perché il mio corpo ha le forme che deve avere il corpo di una donna, talvolta un po' troppo accentuate, ma meglio essere formose che sformate, perché è sformato il corpo di chi non mangia.

Perché modello burka occidentale?
Perché come il burka cela la donna dietro a un modello imposto dalla società così da noi la taglia 40 omologa e appiattisce le donne, le nasconde dietro a un modello imposto dall'alto, modello acquisito dopo anni di pubblicità e riviste e commenti...
Perché sia il burka che la magrezza eccessiva fanno presupporre un rapporto non naturale col proprio corpo, con la differenza che la magrezza è più subdola e troppo spesso presentata come buona.


Invito chi volesse approfondire a leggere
Elementi per una teoria delle Jeune fille di Tiqqun (pseudonimo di un gruppo di studenti e intellettuali parigini che hanno scritto il libro)
postato da: Shoruel alle ore 11:19 | Permalink | commenti (12)
categoria:pensieri, libro, manifesto, societĂ , jeune-fille


domenica, 24 giugno 2007
E' sera

Fa caldo
non troppo
ma è lo stesso
fa caldo
e io ho voglia di birra
E di un respiro
lento
dietro il mio
avrei proprio bisogno d'un respiro
invero
per ascoltarlo
e basta
per chiudere gli occhi
e ascoltarlo
si mescola al mio
gioca col mio
un respiro
dietro di me
stasera
col mio...
 
postato da: Shoruel alle ore 20:49 | Permalink | commenti (16)
categoria:sogni, frammenti, prosa danzante