Shhh...
Silenzio...
Ascolta
Quella che sto per narrare non è una storia come un'altra, quella che sto per narrare è una storia che mi fu narrata dalla maga delle storie, la quale, mi disse, l'aveva appresa dalla scintilla da cui nacquero tutte le storie, quella scintilla che talvota si può vedere brillare negli occhi dei bambini quando supplicanti chiedono un'altra fiaba.
C'era una volta, in un tempo non troppo lontano, una ragazza che viveva non troppo distante dal fiume, il pomeriggio amava prendere la sua bicicletta e, sfidando caldo e asfalto, andava sin sopra l'argine del fiume, ascoltava il mormorio delle acque, assaporava la brezza sul viso, si lasciava abbagliare del bianco pietrisco che lo ricopriva e portando la bici a mano camminava e camminava, fino a quando le sue gambe non erano sporche di polevere e pulite di sudore, fino a quando il suo viso non era incorniciato dai capelli che le si appiccicavano alla fronte e sulle guance, solo allora si fermava; e danzava.
Questa ragazza si chiamava Salomé e sulle rive del fiume danzava con una grazia impareggiabile.
Un giorno passava da quelle parti un potente signore e la vide danzare, se ne invaghì e decise di averla per sé, acquistò quindi preziosi regali e la volle nel suo letto, Salomé ormai corrotta trovava unica via di fuga nella danza e di giorno in giorno la sua danza si faceva più sensuale e travolgente, e Salomé più disperata e affascinante.
Il potente signore non amava Salomé, ma la sua danza accendeva tutti i suoi sensi e così la teneva con sé, come compagna insostituibile e ogni notte nel suo letto Salomé perdeva un altro pezzo di sé.
Un giorno il suo padrone tornò a casa con un ragazzino dagli occhi del colore delle notti senza luna, tornò a casa con questo ragazzino e disse a Salomé che era loro ospite, poi lo chiuse in camera da letto e non lo faceva uscire da li se non per mangiare.
Gli occhi del ragazzino giorno dopo giorno si facevano più tristi, ma non perdevano la loro limpidezza e Salomé che specchiandosi vedeva i suoi occhi appannati si chiedeva come facesse il ragazzino, così, un caldo pomeriggio, mentre il loro padrone era fuori casa lei si sedette appoggiando le schiena alla porta dov'era rinchiuso il ragazzino e lo chiamò.
Parlarono a lungo quel pomeriggio Salomé e il ragazzino e parlarono a lungo anche il giorno dopo; e il giorno dopo ancora.
Divennerò amici Salomé e il ragazzino, e il ragazzino un po' per volta iniziò ad aprire gli occhi a Salomé e a dirle di fuggire.
Infatti, sebbene fossero prigionieri entrambi, lei aveva più libertà di movimento.
:-Scappa-, le diceva il ragazzino, -o ti perderai del tutto-.
Ma Salomé non scappava, non correva dalla polizia a denunciare il rapimento del ragazzino, non si allontanava dal luogo della sua perdizione troppo abituata agli agi che il potente padrone era solito concederle.
Un giorno il ragazzino parlando con Salomé le disse ciò che le già sapeva: le descrisse gli abusi a cui era sottoposto, le descrisse gli abusi a cui lei stessa era sottoposta, le disse come la sua anima stava morendo e le disse che la colpa di questo era anche di lei, di lei che non voleva vedere.
Salomé si arrabbiò molto col ragazzino, perché non c'è nulla di peggio del venir messi dinnanzi alla realtà quando non vogliamo vederla.
Quella notte Salomé, vestita di drappi semitrasparenti e monili tintinnanti fu la più abile delle amanti, danzò sul ventre del suo padrone come mai aveva osato, leccò, baciò, carezzò come mai nessuna donna aveva fatto ne potrà fare e si concesse in ogni forma che l'umano perversione può escogitare, al termine di tutto ciò chiese al padrone di sbarazzarsi dell'odioso bambino e lui acconsentì, a malincuore, ma acconsentì.
Il giorno dopo il bambino venne portato via e Salomé fu felice, ma la sua felicità era destinata a non vedere l'indomani. Quando sopraggiunse la sera e Salomé vide al telegiornale la foto di Giovanni, quando sentì che il suo cadavere di dodicenne era stato trovato decapitato lungo il fiume, lei non poté resistere e s'impiccò.
Silenzio...
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Quella che sto per narrare non è una storia come un'altra, quella che sto per narrare è una storia che mi fu narrata dalla maga delle storie, la quale, mi disse, l'aveva appresa dalla scintilla da cui nacquero tutte le storie, quella scintilla che talvota si può vedere brillare negli occhi dei bambini quando supplicanti chiedono un'altra fiaba.
C'era una volta, in un tempo non troppo lontano, una ragazza che viveva non troppo distante dal fiume, il pomeriggio amava prendere la sua bicicletta e, sfidando caldo e asfalto, andava sin sopra l'argine del fiume, ascoltava il mormorio delle acque, assaporava la brezza sul viso, si lasciava abbagliare del bianco pietrisco che lo ricopriva e portando la bici a mano camminava e camminava, fino a quando le sue gambe non erano sporche di polevere e pulite di sudore, fino a quando il suo viso non era incorniciato dai capelli che le si appiccicavano alla fronte e sulle guance, solo allora si fermava; e danzava.
Questa ragazza si chiamava Salomé e sulle rive del fiume danzava con una grazia impareggiabile.
Un giorno passava da quelle parti un potente signore e la vide danzare, se ne invaghì e decise di averla per sé, acquistò quindi preziosi regali e la volle nel suo letto, Salomé ormai corrotta trovava unica via di fuga nella danza e di giorno in giorno la sua danza si faceva più sensuale e travolgente, e Salomé più disperata e affascinante.
Il potente signore non amava Salomé, ma la sua danza accendeva tutti i suoi sensi e così la teneva con sé, come compagna insostituibile e ogni notte nel suo letto Salomé perdeva un altro pezzo di sé.
Un giorno il suo padrone tornò a casa con un ragazzino dagli occhi del colore delle notti senza luna, tornò a casa con questo ragazzino e disse a Salomé che era loro ospite, poi lo chiuse in camera da letto e non lo faceva uscire da li se non per mangiare.
Gli occhi del ragazzino giorno dopo giorno si facevano più tristi, ma non perdevano la loro limpidezza e Salomé che specchiandosi vedeva i suoi occhi appannati si chiedeva come facesse il ragazzino, così, un caldo pomeriggio, mentre il loro padrone era fuori casa lei si sedette appoggiando le schiena alla porta dov'era rinchiuso il ragazzino e lo chiamò.
Parlarono a lungo quel pomeriggio Salomé e il ragazzino e parlarono a lungo anche il giorno dopo; e il giorno dopo ancora.
Divennerò amici Salomé e il ragazzino, e il ragazzino un po' per volta iniziò ad aprire gli occhi a Salomé e a dirle di fuggire.
Infatti, sebbene fossero prigionieri entrambi, lei aveva più libertà di movimento.
:-Scappa-, le diceva il ragazzino, -o ti perderai del tutto-.
Ma Salomé non scappava, non correva dalla polizia a denunciare il rapimento del ragazzino, non si allontanava dal luogo della sua perdizione troppo abituata agli agi che il potente padrone era solito concederle.
Un giorno il ragazzino parlando con Salomé le disse ciò che le già sapeva: le descrisse gli abusi a cui era sottoposto, le descrisse gli abusi a cui lei stessa era sottoposta, le disse come la sua anima stava morendo e le disse che la colpa di questo era anche di lei, di lei che non voleva vedere.
Salomé si arrabbiò molto col ragazzino, perché non c'è nulla di peggio del venir messi dinnanzi alla realtà quando non vogliamo vederla.
Quella notte Salomé, vestita di drappi semitrasparenti e monili tintinnanti fu la più abile delle amanti, danzò sul ventre del suo padrone come mai aveva osato, leccò, baciò, carezzò come mai nessuna donna aveva fatto ne potrà fare e si concesse in ogni forma che l'umano perversione può escogitare, al termine di tutto ciò chiese al padrone di sbarazzarsi dell'odioso bambino e lui acconsentì, a malincuore, ma acconsentì.
Il giorno dopo il bambino venne portato via e Salomé fu felice, ma la sua felicità era destinata a non vedere l'indomani. Quando sopraggiunse la sera e Salomé vide al telegiornale la foto di Giovanni, quando sentì che il suo cadavere di dodicenne era stato trovato decapitato lungo il fiume, lei non poté resistere e s'impiccò.










