Inutile dirlo: sul blog trovate le precedenti puntate, ricordate che si deve sempre partire da fondo pagina data la struttura del blog ;-)
Superata la disavventura le nostre eroine si rimettono in viaggio e finalmente arrivano al castello, ecco il momento in cui Nicla per la prima volta posa gli occhi sulla residenza reale elfica
Quando poi, verso sera, arrivarono al palazzo, quello che vide fu così bello e sublime da farle perdere ogni cognizione e per la prima volta da quando si erano lasciati alle spalle il leone, dimenticò tutte le sue sventure per farsi catturare unicamente da quella costruzione.
Il castello elfico non sorgeva in mezzo agli alberi del bosco, ma attorno a quegli alberi. Con un’architettura che noi umani non siamo nemmeno in grado di concepire le piante, anche le più piccole, erano state integrate in modo armonico alla struttura dell’edificio: una serie di felci erano collocate su ogni gradino della scala principale che si snodava attorno al tronco di alcuni alberi secolari con le scale che presumibilmente conducevano agli ambienti principali del castello, liane ricoperte da piante rampicanti incorniciavano quella scala. Non c’era nulla che assomigliasse a una porta o a delle recinzioni difensive, e attorno al castello non si trovavano soldati, ma monaci dal capo rasato in preghiera e bambini intenti a giocare con i fiori e gli alberi da frutto che crescevano forti e generosi sulla terra grassa che circondava il castello. Le varie stanze del castello erano dislocate sopra gli alberi, unite fra loro da ponti ricoperti a tratti da fiori e rampicanti e protette da gazebo in legno squisitamente decorati da finissimi gioielli a forma di germogli realizzati con lo stesso metallo, simile al platino, di cui era fatta anche la spilla che indossava Nicla, le fattezze erano così realistiche da far si che le foglie vere e quelle scolpite si confondessero agli occhi dei fortunati visitatori. L’illuminazione era generata dal metallo magico che decorava ogni struttura e dagli elfi stessi, il cui capo pareva risplendere, anche se forse si trattava solo della luce del metallo riflessa dai loro capelli lucidi.
:-Se anche avessi dovuto camminare per il doppio del tempo e con il doppio dei pericoli-, disse Nicla, -ne sarebbe valsa la pena! Qualsiasi camminata, anche in mezzo al deserto sarebbe accettabile se al termine ci si trovasse di fronte a una simile meraviglia!-
Livia sorrise, anche per lei era così, anche se si era recata al castello una gran quantità di volte in qualità di messaggera di corte ogni volta l’emozione che provava nel vedere quella splendida armonia fra architettura elfica e vegetali ne restava incantata, Elsa, dal canto suo, non disse niente di rimando, ma teneva gli occhi fissi sul castello e pareva che avesse perso ogni volontà di muoversi da quel posto, come se fosse stata stregata e tramutata in un albero che può rimanere in eterna contemplazione dello stesso paesaggio fino alla morte e oltre.
Dopo aver ripreso a camminare verso quello splendore Nicla, la cui attenzione era ancora catturata dal castello, chiese
:-Come fate a difendervi da chi vuole attaccarvi senza porte e mura?-
:-Non ne abbiamo bisogno- spiegò Livia, -non si può attaccare un posto che non si vede e di cui non si conosce la locazione-
Prometto che per un po' sarò brava e non vi tormenterò più col libro... prometto! Però adesso ditemi che ne pensate :-)