Blog rosso in solidarietĂ  ai monaci in Birmania




giovedì, 28 febbraio 2008




Tutto sommato non ci va così male ;-)

Spero di avervi regalato un sorriso
selezionate uno dei 4 video e godetevi lo spettacolo :-)

postato da: Shoruel alle ore 21:36 | Permalink | commenti (4)
categoria:immagini


giovedì, 28 febbraio 2008
:-Sono io, sono Esse... lo sai-
:-Io non so niente-
:-Si che lo sai e posso provarlo-
:-Ah si? E come pensi di farlo? Sei solo un'ipocrita, una fanfarona insensibile che cerca di prendersi gioco di me, ma la pagherai!-
Stava per girarsi
:-Ero nei tuoi sogni, in tutti i tuoi sogni, per anni ho vissuto nei tuoi sogni, nascondendomi, non facendomi vedere, potrei raccontarteli tutti...- fermo, immobile, le orecchie protese a percepire ogni sillaba -Ti ho odiato e ti ho amato nei sogni, ho desiderato smettere di sentire il tuo dolore e ho desiderato continuare a vivere nel tuo mondo fino a quando non mi hanno rispedita qui, solo che non posso vedere nessuno che mi conosceva, loro hanno detto così-
:-Raccontami i miei sogni...-
:-Lo farò, ma prima giurami che non ti ucciderai, è terribile...-
:-Raccontami i miei sogni e dopo forse giurerò...-

continua a brevissimo
postato da: Shoruel alle ore 21:35 | Permalink | commenti (2)
categoria:racconti, oltre la vita il buio


giovedì, 28 febbraio 2008
Come era possibile provare tanto dolore? Alina era devastata, in un solo istante aveva realizzato di amare follemente una persona e aveva ricordato il terribile tradimento di questa.
Grosse lacrime le colavano lungo il viso miste a saliva e muco, tirò su col naso, senza ritegno, scossa da rumorosi
singhiozzi. Si asciugò il viso col dorso della mano, voleva andarsene, infilarsi un vestito, giusto per non essere arrestata, e scappare via da li, ma il dolore la inchiodava a terra. Tutta la sua furia distruttiva ora le appariva inconsistente, poi sentì una mano sulla spalla, era Francesca che timorosa le si era avvicinata
:-Non dovevo farlo, ma non potevo evitarlo.-, le disse, -Io ti amo, anche ora, io ti amo e non potevo fare altrimenti...-
Alina sollevò lo sguardo guardandola in modo interrogativo

Continua
postato da: Shoruel alle ore 21:34 | Permalink | commenti (4)
categoria:racconti, amnesia


mercoledì, 27 febbraio 2008
Era passato anche questo San Valentino grazie a Dio!
Laura guardò la sveglia e sorrise, accolse le gambe in un abbraccio, soddisfatta di sé appoggiò la guancia al pigiama ampio e morbido, era mezzanotte e un minuto, anche quest'anno era andata bene, non aveva ceduto alla tentazione di trovarsi un ragazzo giusto per l'occasione.

Laura era bella, anzi, no, bellissima e tutti a scuola avrebbero dato chissà cosa per poterci uscire insieme, ma lei, seppur con garbo, trovava sempre il modo di scansare ogni appuntamento.
Gentile, riservata, studiosa, bellissima, sembrava non avere difetti, eppure, nonostante fosse in terza liceo, non aveva ancora avuto un solo ragazzo.
Ben presto si erano iniziate a diffondere voci sul suo conto: dicevano che fosse lesbica, quando lei lo venne a sapere si limitò a fare spallucce: non era vero, ma anche se fosse stato la cosa non avrebbe rappresentato un motivo di vergogna per lei, quindi non se ne curò, almeno fino a quando non iniziò a ricevere lettere da alcune ragazze.
Anche in quel caso declinò gli inviti con delicatezza e fermezza, spiegando che no, non si sentiva attratta dalle donne.
Il fatto era che lei non riusciva a sentirsi attratta da nessuno, uomini o donne che fossero non suscitavano in lei il minimo interesse, nei confronti dell'altro sesso era fredda, algida, come aveva sentito dire da una sua compagna di classe che non pensava di essere ascoltata.
E invece lei aveva sentito, era chiusa in bagno e aveva sentito tutto. Era rimasta ferma, immobile, aveva atteso che se ne andassero ed era uscita, calma, controllata.
Sapeva che avrebbe dovuto provare tristezza, ma non ci riusciva, ogni sentimento, approdando sul suo cuore arido, evaporava all'istante.
La cosa che le costava più fatica era sorridere, aveva dovuto imparare a farlo e ora lo faceva spesso, la gente credeva che fosse dolce e sensibile, in realtà non sentiva nulla e si limitava a rispondere come credeva ci si aspettasse da un essere umano normale, fingeva, rabbia, indignazione, tristezza, gioia, felicità, entusiasmo, ma fingere di amare no, questo non poteva farlo, sarebbe stato prendere in giro qualcuno.

Si infilò sotto le coperte, spense la luce e attese, prima o poi l'orco sarebbe arrivato, Laura aveva 16 anni e da 3 anni ogni notte l'orco si infilava nel suo letto per violentarla, all'inizio era doloroso, ora non riusciva a sentire più nulla, sorrideva distaccata, la mente altrove, il cuore morto.


mi è stato proposto un finale alternativo, ve lo propongo

Si infilò sotto le coperte, spense la luce ed aspetto che al buio seguisse il silenzio, strizzando gli occhi come fette di limone, assaporandone il sapore acre che colava lungo le guance. Si ricompose in fretta, poteva entrare da un momento all’altro. Doveva cedere al bacio carnale che, come un cavallo di troia, le usurpava il corpo, l’anima ed il cuore, ma non poteva e non voleva far vedere a quella bestia del padre che aveva avuto anche quella vittoria.
postato da: Shoruel alle ore 12:29 | Permalink | commenti (16)
categoria:racconti


martedì, 26 febbraio 2008
e con la consapevolezza arrivarono i ricordi, tutti, e tutti assieme: rivide le 100 volte in cui avevano fatto e rifatto l'amore, rivide le sue titubanze iniziali, le insistenze di Francesca e rivide soprattutto la sua compagna a letto con Mattia.

Finalmente ricordò il motivo della loro litigata, finalmente ricordò cosa si erano dette quel giorno, come lei l'avesse insultata, come se ne fosse andata via sbattendo la porta, ricordò le sue considerazioni, il fatto che trovasse assurdo e doloroso che lei si fosse fatta sorprendere a letto con lui, era stata tradita, doppiamente tradita e quel che le bruciava era il fatto che si fossero fatti scoprire.
Alina, gli occhi appannati, la bocca spalancata guardava Francesca incredula, la ragazza, dal canto suo non si era ancora accorta di nulla, le prese una mano e se la portò sul seno, Alina la ritrasse come se stesse toccando del fuoco e la schiaffeggiò con violenza
:-Ah, che ti prende?- urlò Francesca premendo il palmo della mano contro la guancia offesa
:-Brutta sgualdrina, sei andata a letto con Mattia!-
Francesca impallidì, improvvisamente consapevole della situazione
:-Sei una puttana, ecco cosa sei! Non ti bastavo io? No, volevi anche quell'altro! E poi perché farti scoprire?-
Se avesse potuto avrebbe sputato in terra, ma l'educazione ricevuta non glielo permetteva, Francesca era scossa da un tremito, aveva gli occhi pieni di lacrime, ma non parlava, Alina l'afferrò violentemente per i capeli e tirò
:-Rispondi cagna, perché ti sei fata scoprire?-
Fisicamente non era preponderante, ma era la più forte delle due e anche la più aggressiva, Francesca lo stava sperimentando a sue spese, urlò senza parlare, Alina tirò nuovamente con forza e lasciò la presa, un buon numero di capelli le rimasero in mano, la guardò con ferocia e disprezzo, la prese per un polso e la strattonò fino in camera da letto, Francesca non voleva, tentò di ribellarsi, per tutta risposta Alina si voltò e dopo averle dato un altro ceffone così forte da farle girare la faccia la sollevò di peso e la lanciò sul letto.
:-Eravate qui, lo sapevi che dovevo venire anch'io,ed eravate qui, perché? Dimmi perché!!!-
Alina si accasciò a terra piangendo, mentre Francesca sul letto cercava di dominare le fitte che partivano da svariate parti del corpo attraversandola obliquamente.

Continua
postato da: Shoruel alle ore 21:20 | Permalink | commenti (5)
categoria:racconti, amnesia


martedì, 26 febbraio 2008
Oggi è il giorno, sono nervosa, agitata; mi siedo al tavolino di un bar, contemplo la chiesetta davanti a me e mi innervosisco pensando che Assisi è tutta una chiesetta. Spero che la memoria non mi tradisca, spero che tutto vada come ho previsto, spero che sia proprio quella la chiesetta di cui mi aveva parlato Effe, spero sia proprio quello il bar...
Attendo, ansiosa; mi specchio sul vetro e vedo una ragazza abbastanza magra che raccoglie con il dito le briciole della brioches; indossa jeans a vita alta, una maglietta e grandi occhiali da sole, troppo grandi per il suo visto affilato che sembra quasi essere inghiottito da quelle lenti. E' nervosa, lo so e si vede, dopo un po' lo vedo che si avvicina, stranito, non mi riconosce, forse nemmeno mi vede, e si siede davanti a me. Ordina un succo alla pesca e un toast, la sua colazione tipo, io lo guardo, prendo carta e penna e scrivo
"non voltarti e ascolta"
lo appallottolo e glielo lancio.
Effe è sorpreso, ma prende la pallina di carta e la apre.
:-Ok,-, dice sorridendo, -sto al gioco, non mi volto, chi sei?-
gli lancio un altro biglietto
"E' vitale, non voltarti per nessuna ragione"
:-Ok, ok, non mi volto, adesso parlerai o continuerai a lanciari bigliettini?-
:-Sono io- dico a mezza voce
Non vedo il suo volto, ma posso immaginare lo stupore, la rabbia e l'incredulità, per un attimo temo si volti, tace per qualche attimo di troppo poi sussurra
:-Io chi?- ha la voce malferma, la nota allegra è scomparsa...

continua
postato da: Shoruel alle ore 13:58 | Permalink | commenti (4)
categoria:racconti, oltre la vita il buio