Quello che vede la donna è orribile, dentro l'armadio c'è Lucia, accucciata e con gli occhi chiusi, il volto niveo, le labbra e le estremità cianotiche.
"E' morta congelata!" pensa e il pensiero non ha nemmeno la forma di una frase, è nella sua forma primitiva di orrore e paura, tocca la piccola con delicatezza, teme di romperla con le sue mani calde e al tatto è gelida, la prende in braccio e piange, le sue lacrime sembrano roventi sulle guance, e le sue guance sembrano roventi quando le appoggia al volto della figlia. Quanto è fredda? Da quanto?
Urla di nuovo, un urlo che pare il lamento di un animale ferito e il marito dalle viscere della Casa lo sente.
Sente l'angoscia, la paura e il pericolo e si riscuote. Ora la paura che rpovava è sovrastata dal desiderio di proteggere, al buio si precipita verso le scale, sbatte il braccio contro qualcosa, sente una fitta acutaattraversarlo... spera che non si sia rotto nulla e sale le scale, precipiotosamente, posa il piede su una chiazza unta, scivola, cade sbatte il ginocchio, ha l'impressione che la casa lo voglia ostacolare a tutti i costi, ma si rialza e zoppicando torna a salire, una mano appoggiata al muro, i piedi a cercare il gradino successivo, prova l'angoscia della cecità e vorrebbe urlare anche lui, ma un secondo urlo della moglie lo raggiugne e il panico e il dolore di quelle urla sono tali da fargli dimenticare il dolore e la pridenza, torna a correre, sbatte la testa e per qualche attimo la salita nera si riempie di stelle e lampi dai colori vividi, finalmente raggiugne la maniglia e si precipita al piano di sopra da cui giungono i lamenti.
Li trova la moglie in lacrime che abbraccia Lucia e la bambina sembra morta.
:-Salvala, salvala!- Piange sua moglie e lui vorrebbe urlare "Sono un medico non un Santo!", poi controlla il panico crescente, si avvicina alla figlia e con sollievo constata che respira ancora, debolmente ma respira, la prende in braccio, fa alzare la moglie tirnadola per un braccio e si precipita giù per le scale, ha bisogno di calore, ha bisogno di fuoco!
Aurora sa, così come sa il fratello, entrambi sanno che lui era a conoscenza dell'incidente e sia lui che la sorella avevano taciuto.
:-Mi avete uccisa voi-, dice lei con voce piatta, -mi avete uccisa perché eravate stanchi di dovermi difendere dalle prese in giro, mi avete uccisa non dicendo dov'ero-, Francesco anuisce e Aurora prosegue, -ora la casa reclama un'altra vittima, un altro dono e io non voglio morire ancora e ancora e ancora... no, ora voglio che i ruoli si scambino-, le pagine crepitano nel caminetto mandano strani riverberi, di tinte innaturali, ma Aurora e Francesco non ci fanno caso, poi, i loro genitori entrano nella stanza di corsa con un fagotto in braccio.
Continua...
"E' morta congelata!" pensa e il pensiero non ha nemmeno la forma di una frase, è nella sua forma primitiva di orrore e paura, tocca la piccola con delicatezza, teme di romperla con le sue mani calde e al tatto è gelida, la prende in braccio e piange, le sue lacrime sembrano roventi sulle guance, e le sue guance sembrano roventi quando le appoggia al volto della figlia. Quanto è fredda? Da quanto?
Urla di nuovo, un urlo che pare il lamento di un animale ferito e il marito dalle viscere della Casa lo sente.
Sente l'angoscia, la paura e il pericolo e si riscuote. Ora la paura che rpovava è sovrastata dal desiderio di proteggere, al buio si precipita verso le scale, sbatte il braccio contro qualcosa, sente una fitta acutaattraversarlo... spera che non si sia rotto nulla e sale le scale, precipiotosamente, posa il piede su una chiazza unta, scivola, cade sbatte il ginocchio, ha l'impressione che la casa lo voglia ostacolare a tutti i costi, ma si rialza e zoppicando torna a salire, una mano appoggiata al muro, i piedi a cercare il gradino successivo, prova l'angoscia della cecità e vorrebbe urlare anche lui, ma un secondo urlo della moglie lo raggiugne e il panico e il dolore di quelle urla sono tali da fargli dimenticare il dolore e la pridenza, torna a correre, sbatte la testa e per qualche attimo la salita nera si riempie di stelle e lampi dai colori vividi, finalmente raggiugne la maniglia e si precipita al piano di sopra da cui giungono i lamenti.
Li trova la moglie in lacrime che abbraccia Lucia e la bambina sembra morta.
:-Salvala, salvala!- Piange sua moglie e lui vorrebbe urlare "Sono un medico non un Santo!", poi controlla il panico crescente, si avvicina alla figlia e con sollievo constata che respira ancora, debolmente ma respira, la prende in braccio, fa alzare la moglie tirnadola per un braccio e si precipita giù per le scale, ha bisogno di calore, ha bisogno di fuoco!
Aurora sa, così come sa il fratello, entrambi sanno che lui era a conoscenza dell'incidente e sia lui che la sorella avevano taciuto.
:-Mi avete uccisa voi-, dice lei con voce piatta, -mi avete uccisa perché eravate stanchi di dovermi difendere dalle prese in giro, mi avete uccisa non dicendo dov'ero-, Francesco anuisce e Aurora prosegue, -ora la casa reclama un'altra vittima, un altro dono e io non voglio morire ancora e ancora e ancora... no, ora voglio che i ruoli si scambino-, le pagine crepitano nel caminetto mandano strani riverberi, di tinte innaturali, ma Aurora e Francesco non ci fanno caso, poi, i loro genitori entrano nella stanza di corsa con un fagotto in braccio.
Continua...
postato da: Shoruel alle ore 10:22 | Permalink | commenti (14)
categoria:racconti, occhionero
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