Blog rosso in solidarietĂ  ai monaci in Birmania




martedì, 25 settembre 2007
Ho preso un panino al salame -era piccante! - e l'ho addentato, ho bevuto della birra, fresca, e mi ci sono un po' sbrodolata, perché mi è venuto da ridere mentre bevevo a collo.
Il mio gatto passeggiava sui tubi dell'impalcatura e il mio alunno correva verso casa, in fondo alla mia via; mi ha salutato il ragazzino, timodo e veloce, mi ha salutato ed è corso via, anche se voleva fermarsi ad accarezzare il gatto.
Un nuvola ha attraversato il cielo, un'idea la mia mente, e ora so come concludere.
Oggi sono qui, davanti al mio pc, a scrivere, e sono quasi al capolinea di questa storia, e mi fa strano il pensiero di abbandonare i miei personaggi, i miei amici, ma lo prometto: ci sarà un seguito, lo prometto!


Allora, il mio libro inizia qui, nel nostro mondo, in seguito la protagonista viene catapultata in universo parallelo a cui pare appartenere per linea paterna, le sue avventure procedono fino a quando non giunge al castello degli elfi dove le viene rivelato tramite una profezia il fatto che lei è la figlia della luna, ossia una mezz'elfa, figlia di un elfo delle acque e di un'umana, in quanto mezzo sangue potenzialmente possiede un potere magico molto più forte del normale (potere magico che tuttavia potrebbe non manifestarsi mai), in quanto figlia di un elfo delle acque il potere è di tipo curativo, un potere particolarmente raro dal momento che gli elfi delle acque sono quasi estinti.
In seguito a una serie di fatti si decide che lei, Livia, Elsa ed Hermes (un centauro figlio del generale centauro) vadano al campo dei centauri dove lei possa ricevere un'adeguata istruzione magica da parte di una potentissima maga.
Ecco a voi l'inizio del viaggio
postato da: Shoruel alle ore 14:04 | Permalink | commenti (19)
categoria:frammenti, la figlia della luna


lunedì, 30 luglio 2007

Inutile dirlo: sul blog trovate le precedenti puntate, ricordate che si deve sempre partire da fondo pagina data la struttura del blog ;-)


Superata la disavventura le nostre eroine si rimettono in viaggio e finalmente arrivano al castello, ecco il momento in cui Nicla per la prima volta posa gli occhi sulla residenza reale elfica

Quando poi, verso sera, arrivarono al palazzo, quello che vide fu così bello e sublime da farle perdere ogni cognizione e per la prima volta da quando si erano lasciati alle spalle il leone, dimenticò tutte le sue sventure per farsi catturare unicamente da quella costruzione.

Il castello elfico non sorgeva in mezzo agli alberi del bosco, ma attorno a quegli alberi. Con un’architettura che noi umani non siamo nemmeno in grado di concepire le piante, anche le più piccole, erano state integrate in modo armonico alla struttura dell’edificio: una serie di felci erano collocate su ogni gradino della scala principale che si snodava attorno al tronco di alcuni alberi secolari con le scale che presumibilmente conducevano agli ambienti principali del castello, liane ricoperte da piante rampicanti incorniciavano quella scala. Non c’era nulla che assomigliasse a una porta o a delle recinzioni difensive, e attorno al castello non si trovavano soldati, ma monaci dal capo rasato in preghiera e bambini intenti a giocare con i fiori e gli alberi da frutto che crescevano forti e generosi sulla terra grassa che circondava il castello. Le varie stanze del castello erano dislocate sopra gli alberi, unite fra loro da ponti ricoperti a tratti da fiori e rampicanti e protette da gazebo in legno squisitamente decorati da finissimi gioielli a forma di germogli realizzati con lo stesso metallo, simile al platino, di cui era fatta anche la spilla che indossava Nicla, le fattezze erano così realistiche da far si che le foglie vere e quelle scolpite si confondessero agli occhi dei fortunati visitatori. L’illuminazione era generata dal metallo magico che decorava ogni struttura e dagli elfi stessi, il cui capo pareva risplendere, anche se forse si trattava solo della luce del metallo riflessa dai loro capelli lucidi.

:-Se anche avessi dovuto camminare per il doppio del tempo e con il doppio dei pericoli-, disse Nicla, -ne sarebbe valsa la pena! Qualsiasi camminata, anche in mezzo al deserto sarebbe accettabile se al termine ci si trovasse di fronte a una simile meraviglia!-

Livia sorrise, anche per lei era così, anche se si era recata al castello una gran quantità di volte in qualità di messaggera di corte ogni volta l’emozione che provava nel vedere quella splendida armonia fra architettura elfica e vegetali ne restava incantata, Elsa, dal canto suo, non disse niente di rimando, ma teneva gli occhi fissi sul castello e pareva che avesse perso ogni volontà di muoversi da quel posto, come se fosse stata stregata e tramutata in un albero che può rimanere in eterna contemplazione dello stesso paesaggio fino alla morte e oltre.

Dopo aver ripreso a camminare verso quello splendore Nicla, la cui attenzione era ancora catturata dal castello, chiese

:-Come fate a difendervi da chi vuole attaccarvi senza porte e mura?-

:-Non ne abbiamo bisogno- spiegò Livia, -non si può attaccare un posto che non si vede e di cui non si conosce la locazione-

Prometto che per un po' sarò brava e non vi tormenterò più col libro... prometto! Però adesso ditemi che ne pensate :-)

 

postato da: Shoruel alle ore 07:38 | Permalink | commenti (15)
categoria:la figlia della luna


mercoledì, 25 luglio 2007

Per recuperare gli arretrati andate qui oppure cliccate sul tag "la figlia della luna", come preferite.

Come sempre vale la regola che io scrivo di getto e ci possono essere frasi costruite male, ripetizioni, pastrocchi...  come che sia fatemi sapere sempre cosa ne pensate

:-Potrei lacerarti la carne e lasciarti morire dissanguata, potrei cavarti gli occhi e attaccarti senza che tu sappia da dove arriverà il mio attacco…-

“Accidenti, ma chi se le è inventate tutte quelle scemenze sugli animali buoni e gli uomini cattivi? Questi sono sadici almeno quanto noi umani!” pensava angosciata Nicla, si guardava intorno disperata, in cerca di un’idea, ma non le passava nulla per la testa, avrebbe potuto usare la spilla, ma questo significava condannare a morte Livia, se almeno lei non fosse svenuta ora sarebbe potuta volare via mentre lei si “teletrasportava” altrove nella speranza di non finire peggio di così. “Cavoli, accettare di venire qui è stata un’idea terribile, potevo starmene a casa, almeno non sarei morta così giovane!”. Il leone continuava a girarle in torno e si sarebbe detto che sogghignava sadico quando tutto a un tratto si accasciò a terra senza spiegazione.

:-Oddio, è morto…- sussurrò Nicla senza riuscire a credere ai suoi occhi

:-Non è morto- disse una voce gutturale e sgradevole alle sue spalle, girandosi Nicla temette di vedere un troll, ma c’era solo una ragazza alta e muscolosa dal colorito olivastro e i capelli biondi.

:-Sei stata tu?- chiese senza riuscire a stabilire se si trovasse di fronte ad un’amica o una nemica, lei fece cenno di sì con la testa. Abbassò e rialzò il capo facendo ondeggiare i capelli lunghi in modo da dare l’impressione che vi passasse sopra una leggera brezza, Nicla ebbe una sensazione strana, la ragazza odorava di muschio e portava vestiti dal taglio semplice, vestiti dai colori dell’autunno, non sarebbe stato possibile descriverli altrimenti, Nicla decise che si trattava di un’amica e si presentò

:-Io sono Nicla-

:-Elsa- rispose la strana ragazza allargando leggermente le spalle e rivolgendo le palme delle mani, che le ciondolavano ai fianchi, verso di lei. Sembrava una sorta di linguaggio dei muti, eppure quella ragazza parlava, Nicla era interdetta

:-Dove vai?- chiese per cercare di farla parlare e capirci qualcosa di più di quello strano linguaggio del corpo, Elsa si limitò ad indicare la direzione lungo la quale stavano marciando lei e Livia

:-Anch’io e la mia amica andiamo di là, se vuoi puoi venire con noi-

Non sapeva se faceva bene a invitarla ad unirsi al gruppo, ma quella ragazza doveva avere un potere terribile per essere riuscita a disfarsi del leone in quel modo ed era meglio cercare di farsela amica.

Elsa si diresse verso Livia, le prese la testa fra le mani e le fece bere un po’ d’acqua dalla vescica che teneva attaccata alla cintura, Livia si risveglio

:-Elsa- le disse subito la ragazza ripetendo lo strano gesto, -vengo con voi-

Livia sbattè le palpebre due o tre volte, quindi grattandosi la testa con la mano sinistra chiese

:-Quell’Elsa?- la ragazza pareva non aver capito

:-Elsa del Cordoglio?- chiese Livia cercando di farsi capire dalla sua interlocutrice

:-Si- sorrise lei muovendo la testa in modo da farsi passare il vento fra i capelli

:-Benvenuta- disse quindi Livia guardando Nicla con aria interrogativa, pareva che nessuno fosse molto presente, Livia perché era svenuta, Nicla perché per lo shock riusciva a pensare solo a cose futili, per esempio a come dovesse essere terribile chiamarsi “Elsa del Cordoglio”, che era davvero un brutto soprannome altro che Candy Candy, ed Elsa, perché non parlando bene la lingua.

postato da: Shoruel alle ore 11:13 | Permalink | commenti (2)
categoria:la figlia della luna


venerdì, 20 luglio 2007
un altro pezzettino del mio libro... vi va?
Mi raccomando abbiate pietà perché sto scrivendo davvero di getto questa volta
Stagliuzzo un po' che già così viene un post troppo lungo

Per il capitolo precendente cliccate qui

Dopo di questo Nicla (così si chiama la ragazza) viene trasportata in un altro mondo da un elfa alata (Livia) che lei aveva inizialmente scambiato per un angelo ed ecco il loro ingresso, precedentemente descrivo anche brevemente la geografia fantastica, vi basti sapere che i leoni sono i cattivi


Fluttuarono per un periodo indefinibile in una specie di nebbia tiepida e lattiginosa, poi, tutto ad un tratto, iniziarono a sentirsi attratte da un punto di quello spazio amniotico e iniziarono a cadere.

No, niente apparizioni in pose plastiche per fare l’ingresso nel nuovo mondo, le due ragazze precipitarono malamente, Livia, con le sue candide ali riuscì a salvarsi, ma Nicla per poco non si slogò la caviglia. Le foglie che erano cadute numerose dagli alberi non solo non attutirono il colpo, ma la fecero scivolare per quasi mezzo metro, fino a quando finì a sbattere con la coscia contro il tronco di un albero

:-Ahio!- gemette Nicla massaggiandosi la gamba, non erano certo quelle le parole che si aspettava di pronunciare appena arrivata in un mondo fatato, avrebbe voluto chiedere a Livia perché l’avesse chiamata “figlia della luna”, perché le era bastato indossare il medaglione per venire sbalzata in quella realtà, dove diavolo erano finiti di preciso e mille altre, cose, e invece le uscì solo un “Ahio!”.

Livia l’aiutò a rialzarsi e a ripulirsi dalle foglie, l’elfa sorrideva e nonostante non si aspettava che la magia le trasportasse così lontane da palazzo non sembrava particolarmente irritata dall’accaduto, in realtà, forse a causa del carattere gioviale, Livia non sembrava mai essere contrariata da nulla, non si era arrabbiata od offesa quando Nicla l’aveva scambiata per un maschio, né si era risentita per questo imprevisto, pareva che nulla potesse spazzare via il sorriso dalle sue labbra.

:-Dimmi, dov’è di preciso il palazzo in cui dovremmo essere?- chiese Nicla dotata di un maggiore senso pratico

:-Di preciso non saprei dirti, ma sono certa che lo troveremo!-

:-Se vuoi posso provare a riutilizzare la spilla per arrivarci-

:-No meglio di no-, disse seria Livia, -potrebbero avvertire la tua presenza e cercare di catturarci o ucciderci, magie così potenti sono facili da individuare-

Nicla parve turbata da quella rivelazione

:-Scusa-, chiese quindi con una voce che si trovava a metà via fra il tono perplesso e quello arrabbiato, -chi ci dovrebbe catturare?-

:-Ma i leoni di Azinel!-  esclamò l’elfa come se stesse dicendo la cosa più scontata del mondo

:-I leoni, già, dimenticavo- concluse in tono amaramente ironico Nicla. Sapeva che c’era poco da scherzare, essere catturati da un leone doveva necessariamente essere tremendo, anche se non si capacitava di come una bestia selvaggia potesse catturare senza uccidere, ma tutto era così incredibile che nulla poteva essere escluso. Davanti a lei non c’era forse una creatura alata identica in tutto e per tutto alle nostre rappresentazioni di cherubini, e anche se l’ambiente in cui si trovavano, un ameno boschetto, era familiare la sola presenza di Livia bastava a fugare ogni dubbio.

L’elfa  si alzò in volo sopra le cime degli alberi, era abilissima a far si che le sue ali non urtassero i rami degli alberi e i suoi movimenti esprimevano una grazia che le forme rotondette non lasciavano intuire. Dopo essersi guardata un po’ intorno ridiscese e comunicò

:-Il castello è da quella parte, dobbiamo procedere per di là-

avere una compagna di viaggio alata era indubbiamente comodo!

Le due si misero in cammino di buona lena, Nicla notò come l’elfa non lasciava quasi orme sull’erba, era delicatissima, non spezzava rametti e non piegava fiori, guardarla era un vero spettacolo, inoltre non appariva per nulla fiaccata dal ritmo veloce della marcia che invece l’aveva lasciata ben presto a corto di fiato.

“Cavoli, ma come fa questa? Sembra che voli anche quando cammina!” pensava Nicla in preda a un sentimento d’invidia, avrebbe voluto essere così fresca e riposata anche lei, invece ogni minuto la vedeva più rossa in viso, con la vista più appannata e i riflessi più lenti… non stupisce perciò il fatto che non si rese conto  che un leone si stava avvicinando alla loro destra.

I leoni, fino a quel giorno, Nicla li aveva visti solo al circo in TV o in qualche gabbia allo zoo, spesso intontiti dalla cattività e mezzi addormentati, ma vederli nel pieno della loro vitalità così da vicino era tutto un altro discorso. Vedere poi un leone che indossava su collo e spalle una specie di pesante corazza riccamente decorata in cuoio e metallo era al di sopra di quanto potesse sopportare, ma se credeva di aver raggiunto l’apice dello stupore si sbagliava, perché quasi le venne il singhiozzo quando la bestia gli si rivolse dicendo

:-Gentili signore, abbiate la cortesia di fermarvi-

lanciò un urlo terribile e quasi svenne.

Passassero pure i leoni guerrieri, poteva tollerarli, e passasse pure che fossero protetti da corazze simili alle nostre armature, ma che parlassero questo era troppo!

:-Non dovete temere, vi ucciderò in modo indolore- continuò il leone, ma la sua rassicurazione, detta con un tono di voce pacato e profondo non riuscì a tranquillizzare nemmeno un po’ Nicla che in preda al panico non trovò niente di più saggio da fare che scappare.

In realtà non si trattava di una gran mossa, infatti per scappare doveva necessariamente voltare le spalle al leone, ma era l’unica plausibile che le venisse in mente, solo più tardi imparò che con i leoni si può anche trattare, che sono bestie vanitose e cupide e se non ti attaccano direttamente in realtà non sono del tutto decisi ad ucciderti e si può cercare di fargli cambiare idea con un numero adeguato di pepite d’oro, ma di fronte al tentativo di fuga il leone si lasciò sopraffare dall’istinto, con una leggera zampata scaraventò Livia contro un albero facendola svenire e in un balzo si mise davanti a Nicla

:-Cosa c’è-, ruggì con un tono ancor più cupo, -non apprezzi la mia idea di morire in modo indolore? Se insisti posso farti molto molto male prima di ucciderti…-

Nicla aveva la schiena e la fronte completamente gelate eppure continuava a sudare, sentì un formicolio sul dorso delle mani, come quando correva il rischio di cadere da sopra l’albero, era la paura che si stava impossessando del suo corpo, il leone fiutò il terrore della sua preda e parve prendere gusto a giocarci

come se la caverà la nostra eroina? Che ne sarà di lei e Livia? Io lo so, voi no :-P

postato da: Shoruel alle ore 10:06 | Permalink | commenti (15)
categoria:la figlia della luna


domenica, 15 luglio 2007
Occhi di ghiaccio verde, i suoi, laghi piatti spalancati sul mondo, si spostavano frenetici da una cosa all'altra cercando disperatamente qualcosa che tenesse desta la loro curiosità, ma la noia sopraggiungeva presto, troppo presto, ogni volta.
Occhi che conoscevano la via, i suoi, e gli adulti un po' la evitavano un po' erano incuriositi da quell'adolescente cocciuta.
Soffiò rabbiosamente i capelli via dalla fronte, odiava la frangetta perché cresceva sempre troppo in fretta, tutti i suoi capelli crescevano troppo in fretta in realtà, molto più in fretta che alle sue amiche e lei era una delle poche che li preferiva corti.
Le sue mani afferrarono un paio di libri a casaccio dalla libreria, li aggiunsero a quelli già presenti sulla scrivania poi si sedette e iniziò a valutarli con calma.
Optò per Notredame de Paris, aveva la copertina grossa con intarsi dorati le pagine spesse e gialline, profumate di carta asciutta, era indubbiamnete una buona carta quella, nonostante gli anni non odorava di muffa, si era ingiallita in modo omogeneo e sotto le dita non dava l'impressone di rompersi.
Aprì il romanzo di Hugo e iniziò a leggere.
Sempre leggendo si avviò verso camera sua, incurante del disordine che lasciava nello studio, suo papà rientrando si sarebbe arrabbiato, avrebbe sbuffato e poi avrebbe iniziato a mettere via i libri, ma dopo un paio, avrebbe afferrato qualcosa, magari Dostoevskij e si sarebbe avviato in camera lasciando il disordine più o meno invariato.
Lei e suo papà erano così simili, lei lo sapeva, il suo sangue lo gridava, tutti le dicevano che assomigliava a sua madre, ma sapeva che non era vero, glielo dicevano solo per gli occhi, lei assomigliava a suo papà, era per questo che ora lo odiava così tanto, era per questo che lo insultava ogni volta che litigavano. Con abilità innata andava a toccare gli argomenti che più lo irritavano e diceva cose che sapeva lui non poteva ignorare, poi litigavano, ma non lo faceva con cattiveria, era l'eta e non poteva evitarlo, anzi, le pareva quasi che fosse suo papà che proprio non riusciva a capirla e a trattarla come si conveniva.
Suo papà e tutto il mondo, lei in fondo doveva agire così, le era molto chiaro quello che doveva fare, cosa doveva leggere, con chi doveva parlare e quando e come...
Da sempre era stato così, vedeva le persone e sapeva, vedeva le opportunità e sapeva, era sempre chiaro cosa avrebbe fatto, scelto, quale sarebbe stata la soluzione migliore. A volte sbagliava a bella posta, per dimostrarsi che non poteva avere sempre ragione, che la vita non poteva essere così dannatamente noiosa, ma non c'era verso, se non seguiva il suo istinto sbagliava e le toccava pagare le conseguenze.
Quando barare, quando non farlo, quando arrabbiarsi, quando contenersi, quale strada scegliere se ci si perdeva, dove trovare parcheggio in mezzo al caos natalizio... "perché non usi il tuo intuito per giocare al lotto?" perché non doveva, questo le diceva il suo intuito, ci vollero anni perché capisse i motivi di quel suo no, ci vollero anni perché realizzasse la miseria di chi al lotto ci perdeva tutti i suoi risparmi, ma già allora sapeva che non doveva giocarci, che sarebbe stato "amorale" questa la parola che inspiegabilmente le veniva in mente pensando al gioco d'azzardo...
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categoria:libro, la figlia della luna